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Intervista: Grazia La Paglia Giornalista di Repubblica

  • Ersilia G.; Fabio V.
  • 28 feb 2016
  • Tempo di lettura: 4 min

1) Scrivere è sempre stata una tua passione?

Si, da quando sono bambina.

2) Quali sono gli ideali che guidano il tuo essere giornalista?

Più che di ideali parlerei di voglia di capire come stanno veramente le cose, di fare chiarezza, di dare voce ai problemi della gente. Ma parlerei anche della voglia di raccontare quel che di positivo fa la gente per la società in cui vive. Gli ideali che mi guidano? Sono di sinistra, penso che mi guidino le idee di uguaglianza di una sinistra oggi, purtroppo, sempre più sbiadita. Più che di ideali, parlerei di sensibilità sociale. Penso sia più corretto dire, quindi, che il mio lavoro è guidato da una forte sensibilità sociale.

3)Gli argomenti che tratti nei tuoi articoli sono quasi sempre rivolti alla cultura e ai disagi nelle scuole, non ti sei mai scoraggiata avendo a che fare con la realtà, così lontana dall’ideale? Scoraggiata no, arrabbiata si. E una volta anche molto dispiaciuta, molto colpita. Ho seguito il tentativo di sfratto nei confronti di una famiglia che non aveva una casa, con quattro figli di cui uno gravemente malato. Un bambino per cui non c’era più nulla da fare. Avevano anche sospeso le cure perché ormai inutili. Quel giorno non mi sono scoraggiata e, a differenza delle altre volte, non mi sono arrabbiata: ho avuto un gran senso di vuoto dentro e anche di impotenza. E forse anche un po’ di senso di colpa per appartenere ad una società che sa lamentarsi solo dietro una tastiera.

4) Quali sono gli ostacoli come giornalista che hai dovuto affrontare? Gli unici ostacoli che ho incontrato solo le fatiche dell’essermi dovuta “fare” da sola. E non le reputo, in realtà, ostacoli. Anzi: le reputo una palestra. L’ostacolo, o la palestra, che ho dovuto affrontare è solo una strada che ho dovuto spianare da me. L’ostacolo, forse, è essere stata da sola. Oggi mi sento in dovere solamente di dire grazie a chi ha creduto in me e mi ha dato e continua a darmi la possibilità di scrivere, di mettermi alla prova. In sintesi, alla redazione di Repubblica Palermo fatta di persone stupende.

5) Quando e dove un giornalista di deve ‘fermare’ o ‘limitare’, se mai si deve fermare? Beh, semplicemente un giornalista si deve fermare solo quando incontra i limiti stabiliti dal nostro codice deontologico: non diffamare, non insinuare, tutelare le fonti, non manipolare la realtà per scopi propri. Per il resto, non credo che ci siano altri limiti.

6) Quando un giornalista è veramente ‘libero’ ? Per citare un maestro (Indro Montanelli), un giornalista è libero solo quando ricorda chi è il suo unico padrone e lo rispetta: il lettore. Un giornalista è veramente libero, per citare Oriana Fallaci, se è “pronto a riconoscere la verità, ovunque essa sia. E se non lo fa è, (nell'ordine): un imbecille, un disonesto, un fanatico. Il fanatismo è il primo nemico della libertà di pensiero”.

7) Il mestiere del giornalista dà la possibilità e il privilegio di riportare le notizie, di informare e anche di creare cultura; ormai non solo riportato nel cartaceo, ma ampliato on -line, questo ha modificato le qualità delle notizie?

No, io credo che se una redazione porta avanti il suo lavoro on line con la stessa serietà e con la stessa precisione che dedica per la creazione di un cartaceo, la qualità non scende. Anzi, la qualità si diffonde ancora di più. Gli articoli di approfondimento, di analisi o semplicemente di cronaca (fatti bene) grazie ad internet possono giungere anche sotto gli occhi di quelle persone non tanto propense ad acquistare un quotidiano. Poi sta nella volontà del singolo volere informarsi, crescere, volere sapere d più. Dall’altra parte, però, dobbiamo tristemente ammettere che esistono tanti siti di pseudo informazione, nati con scopi palesemente di guadagno: più ottengono visualizzazioni, più cresce il valore degli spazi pubblicitari in vendita sul loro portale. Il risultato è sotto gli occhi di tutti.

8) Cosa ne pensi del ‘giornalismo satirico ma anche di denuncia’ di programmi molto popolari e spesso nell’occhio del ciclone, come Striscia la notizia e le Iene?

Ben vengano questi programmi. Non mi piace però quando il giornalista si riduce a dover “spettacolarizzare” per forza una tragedia, quando si punta a commuovere e a far indignare lo spettatore “utilizzando e sfruttando” storie vere e tristi. Non mi piace la mercificazione dei fatti per far alzare l’audience. Anche nel fare informazione, e soprattutto nel fare informazione, devono essere rispettate le persone, che siano vittime o carnefici. È dovere del giornalista muoversi con compostezza senza cercare per forza quello scandalo che non esiste

9)Ci sono altre tematiche di cui vorresti scrivere? Mi piacerebbe, un giorno, poter scrivere di politica. Ma capisco che non sono pronta, devo ancora imparare molto.

10)Quale percorso dovrebbe fare una aspirante giornalista? Quali suggerimenti vorresti dare? A quelli che vorrebbero intraprendere questo mestiere dico solo che le aule di università sono importanti per avere un bagaglio culturale ampio e per avere le chiavi di lettura della nostra società. Ma voglio ricordare che il giornalista cresce solo per strada e dentro una redazione. Non in un’aula.


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