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INTERVISTA: Giulia Mei " fare musica mi fa sentire tremendamente viva". Vincitrice del Pr

  • Spazio donna/notonlydreams
  • 12 ago 2018
  • Tempo di lettura: 5 min

Quali sono le tue influenza musicali e c’è qualcosa in particolare che ha fatto scattare in te il desiderio di fare della musica la tua professione? Nel tuo brano ‘Tutta colpa di vecchioni’ in un certo senso parli di ‘sliding doors’: dall’ipotesi di un lavoro ‘normale’ ad un irresistibile richiamo da parte della musica. Le mie influnze musicali sono davvero tante, anche tra le piú insospettabili. Mio papà mi faceva ascoltare la musica leggera italiana, poi sono arrivati i cantautori, é arrivato De André, Vecchioni, Guccini, Jannacci, Lolli, De Gregori, ma anche Cohen e Brel, e tutti gli altri, ma nel frattempo c'erano i Beatles, i Ramones, Tori Amos e il prog rock, il tutto sempre sostenuto dalla mia amata musica classica, che studio da sempre. Quindi si, si puó certo dire che é stato il cantautorato italiano e straniero a influenzarmi, ma in realtá c'é molto molto di più. Piú ascoltavo questa musica e più si faceva strada in me la voglia di fare mio questo mondo, e per mio intendo studiarlo e approfondirlo ogni giorno della mia vita, e non perché fare della musica un lavoro sia meno "normale" di fare altro, ma perchè, proprio come canto in "Tutta colpa di Vecchioni", " non si hanno molti tentativi per essere vivi" e fare musica mi fa sentire tremendamente viva. Sei stata da poco insignita di due riconoscimenti in occasione del Premio Bruno Lauzi, con il tuo brano “A picciridda mia”. Come hai vissuto quel momento e quali sono state le tue sensazioni, visto che eri davanti una giuria composta da professionisti del settore? Ho ricevuto il premio per la miglior musica e quello per la migliore interpretazione, inutile dire che é stata una bellissima esperienza, é bello essere apprezzati per qualcosa che si crea dal profondo del proprio cuore, e la canzone per la quale sono stata premiata viene proprio da li.

Il brano è cantato in dialetto palermitano, come mai questa scelta? Il brano si può definire un invito a lasciare andare le cose come devono ed accettare anche gli eventi avversi? E' stato come portarla in giro, la mia cittá, con la sua lingua misteriosa e meravigliosa, e sento che questi premi non sono solo miei, sono anche suoi, sono nostri. Sentivo che il palermitano fosse l'unico modo per esprimere quello che provavo quando ho scritto questa canzone, solo in palermitano avrei potuto tirare fuori le mie emozioni, é stata una scelta di pancia, arrivata da me prima ancora che io potessi cercarla. "Lievaci manu" é molto piú di "lascia perdere", le due espressioni non sono interscambiabili, e come loro tante altre in questa canzone d'amore universale, quell'amore che protegge chi ama e vorrebbe salvarlo dal dolore, un dolore da cui non si può scappare da cui si puó mollare la presa, se si vuole. É l'amore per se stessi, é l'amore per i figli, é l'amore degli amanti quello che racconto in questo brano, che definisco una "ninna nanna d'amore" dove tutti diventiamo "picciriddi" da cullare e consolare. Il Premio Lauzi si aggiunge agli altri già ricevuti, come il Premio Cesa 2017,Premio per la canzone popolare d’autore Massimo Melodia, poi tante altre esperienze tra cui la finale a Musicultura e al Premio De Andrè. Hai fatto tanta strada, riavvolgendo per un momento ‘il nastro’ del tuo percorso sei soddisfatta o c’è qualcosa che, tornando indietro, cambieresti? Non cambierei neanche una virgola di ció che ho fatto, perchè sento che tutto, anche gli strafalcioni, anche gli errori, sono serviti a molto e senza di loro non sarei la stessa. C’è una canzone che abbiamo apprezzato particolarmente, ‘La Bellezza’. Si possono leggere dentro tanti significati, tu cosa volevi esprimere in particolare? E In generale, cosa ti piace trasmettere attraverso le tue canzoni ? È una canzone a cui tengo molto e parla di come non dobbiamo mai mortificare la nostra bellezza e il nostro valore affidandolo al giudizio altrui, e di come non dobbiamo mai dimenticarci che tutti abbiamo una Bellezza, ed é meravigliosa, e se qualcuno non riesce a vederla, beh, fatti suoi! Questa canzone, come le altre, viene da me, dalla mia vita, é la lente della mia anima che guarda il mondo e racconta le emozioni che ne scaturiscono, travasate su carta, in musica e parole. Se le mie emozioni poi, riescono a regalare qualcosa a chi le ascolta, questa é la mia ver vittoria, il mio grande successo.

Che rapporto hai con il tuo pubblico? E che tipo di pubblico è il tuo? Questa é una bellissima domanda. Il mio pubblico è la mia forza, e sinceramente credo che sia la forza di chi é artista o aspira a diventarlo. Credo che l'arte in senso lato non dovrebbe dipendere ma nemmeno prescindere dal confronto con il pubblico e personalmente non amo chi crede di non dovere nulla al pubblico. Io ringrazio ogni giorno le persone che scelgono di seguirmi e di supportarmi, perchè lo fanno gratuitamente e con sinceritá, sinceramente mi stringono la mano a fine concerto e mi dicono "grazie" per questa o quella canzone, sinceramente scendono di casa per venire ai miei concerti e comprare la mia musica, che poi é la mia vita. Perché non dovrei essere infinitamente grata a queste persone? Perché dovrei considerare scontato o dovuto tutto questo? Io non lo farei e non lo farò mai. Il mio é un pubblico stupendo, sensibile e attento, e lo ringrazio di cuore. A che punto è secondo te il percorso di crescita della musica d’autore nel nostro paese? E cosa si può fare per migliorare il percorso dei giovani emergenti? Per quanto mi riguada, questo momento la musica d'autore, in Italia, si sta rialzando e sta mostrando non solo che c'é ma che ha qualcosa da dire. Chi dice che il cantautorato é morto forse non sta tendendo bene le orecchie verso la marea di bei progetti che si stanno facendo strada e che sfornano delle cose davvero belle. Certo, si potrebbe fare di piú per la buona musica emergente, che molto spesso, pur valendo molto, fa una fatica enorme anche per un piccolo spazietto, ma sento che le cose stanno cambiando, e in meglio.

E a proposito di ‘bellezza’, la nostra Sicilia è meravigliosa, ma davvero per un artista l’unica soluzione è ‘emigrare’ dove ci sono maggiori opportunità lavorative? Non c'é mai un'unica soluzione, ogni scelta di vita dipende da tanti fattori e da tante situazioni che si vengono a creare o no. Dipende anche dal tipo di musica che si produce e dalle persone con cui si lavora, anche in Sicilia c'é un'interessante fermento artistico, e addirittura ci sono esempi di musicisti che sono tornati a viverci dopo essere andati via. Il problema, secondo me, é più che altro geografico ed economico: spostarsi dalla Sicilia non é sempre facile e a volte é davvero oneroso, e quindi vivere in un posto piú "centrale" a volte risulta essere una soluzione più comoda. Una curiosità. Il tuo è un ‘cognome’ d’arte. Come mai? Il mio vero cognome é un po' lungo e difficile da ricordare, così ho deciso di adottarne uno piú breve e incisivo. É stata dura cambiare, anche perché il primo disco, "Pianopiano" é uscito a nome di Giulia Catuogno, ma col tempo mi sono abituata e anche chi mi segue lo ha fatto. La scelta non é peró casuale, "Mei" ha un significato ben preciso, ma per adesso rimane top secret!

Quali sono i tuoi imminenti progetti ? E Dove è possibile seguirti sui social? Al momento sto preparando la mia laurea in pianoforte al Conservatorio di Palermo e insieme al mio produttore, Edoardo De Angelis, lavoro all'uscita del mio primo album, nei prossimi mesi. Ci sono delle belle sorprese in arrivo e potrete scoprirle seguendomi sulla mia pagina Facebook https://www.facebook.com/giulia.meiofficial e su Instagram https://www.instagram.com/giuliameiofficial/. Potete trovare i miei video su Youtube e potete acquistare il mio ep su tutte le piattaforme digitali e ascoltarlo su tutte le piattaforme di streaming (Spotify, Dreezer, Tidal, ecc...).


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